A proposito di insonnia. Quando dormire diventa un sogno

Psicologo-Milano-Insonnia

“Non credete mai di primo acchito all’infelicità manifestata dagli uomini. Chiedete loro solo se riescono ancora a dormire. Se sì, vuol dire che in realtà va tutto bene: non sono infelici”.
(Louis-Ferdinand Céline)

Ho scelto di riportare questa citazione perché credo che, pur nella sua esagerazione, metta in evidenza una verità importante, e cioè che l’insonnia non è “semplicemente” un problema del sonno. Non a caso, l’insonnia, oltre a presentarsi isolatamente, può essere anche uno dei sintomi della depressione. Tornerò su questo punto più in là, dopo aver indicato alcuni accorgimenti di ordine pratico che tuttavia possono alleviare l’insonnia.

Chi soffre di insonnia sa bene che dormire poco o male non ha un impatto negativo solo sul momento, ovvero sulle singole nottate passate tra inutili tentativi di addormentarsi o di riaddormentarsi dopo un risveglio – che, tra le altre cose, espongono l’insonne ad un inevitabile senso di solitudine -, ma ha anche un’influenza a più ampio raggio, che si estende alle ore diurne e investe lo svolgimento delle normali attività giornaliere.
Mal di testa, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, diminuzione della capacità della memoria di lavoro, cambiamenti nel tono dell’umore, aumento delle fantasie ad occhi aperti, irritabilità, sono infatti tutti sintomi da cui è assalito chi non riesce a riposare correttamente. Va da sé che questo stato di malessere generale compromette diversi ambiti della vita di una persona, con ricadute particolari su quelle attività che richiedono uno sforzo intellettivo maggiore come il lavoro o lo studio.
Che cosa si può fare allora, operativamente, per riuscire a dormire meglio e per migliorare in tal modo la qualità della vita? Ecco alcuni consigli utili.

1-Dedicarsi a qualche attività rilassante nei momenti che precedono l’addormentamento.
Farsi un bagno caldo, leggere un buon libro, ascoltare una musica che sappiamo farci un effetto calmante, sono esempi di quelli che possono rappresentare degli ottimi espedienti – come dei massaggi virtuali – in grado di favorire quel rilassamento necessario a facilitare il sonno.

2-Rendere confortevole la stanza in cui si dorme.
Il fatto di sentirsi comodi e a proprio agio nella stanza in cui si passa la notte è senz’altro un altro elemento facilitante il sonno perché produce in automatico una sensazione di relax.

3-Non utilizzare la camera da letto per altre attività diverse dal dormire.
È bene avere l’abitudine di occupare altre stanze per fare cose che implicano sforzo cognitivo o concentrazione, come ad esempio sbrigare pratiche lavorative, proprio per riservare alla stanza da letto un’atmosfera rilassante e conciliante il sonno nonché per associarla mentalmente al dormire.

4-Evitare di sforzarsi di addormentarsi a tutti i costi se non si riesce.
È inutile, oltre che controproducente, sforzarsi di dormire o di riaddormentarsi dopo un risveglio: il rischio è quello di entrare in un circolo vizioso dove lo sforzo per tentare di addormentarsi non consente di rilassarsi a sufficienza per riuscirci.

5-Evitare di passare troppo tempo davanti al computer prima di mettersi a letto.
Una delle attività ostacolanti il sonno è il passare i momenti che precedono l’addormentamento davanti al computer o ad altre fonti luminose poco riposanti per gli occhi. La sensazione di stanchezza che infatti ne deriva non promuove, come si potrebbe credere, il sonno, al contrario lo inibisce perché sovraccarica di stimoli di cui poi è difficile liberarsi.

6-Non assumere sostanze eccitanti nelle ore serali.
Se si soffre di insonnia bisogna limitare al minimo l’uso di sostanze con effetto eccitante sul sistema nervoso, come la caffeina, e soprattutto evitare di assumerne dopo il primo pomeriggio.

Perché la psicoterapia
Ora, se è vero che prendere determinate precauzioni può effettivamente essere di aiuto per assicurarsi un riposo più soddisfacente, non bisogna cadere nell’errore di ritenere che l’insonnia sia il problema in sé, anche se questa è la tendenza prevalente, poiché dall’opinione che se ne ha dipendono il modo in cui si cercheranno dei rimedi, il tipo di rimedi ricercati e l’efficacia degli stessi. Essa può diventare, certo, un problema “principale” nella misura in cui, come un effetto domino, arriva a scombinare diffusamente la vita di chi ne soffre esponendo alla frustrazione di non riuscire più ad essere efficiente in aree in cui prima lo si era o di non avere più le energie necessarie per affrontare con naturalezza la giornata che si ha davanti, la quale può finire per essere vissuta come una montagna da scalare. Tuttavia è bene considerare che l’insonnia è spesso la conseguenza di un malessere che la precede. Né il fatto di sentirsi sopraffatti da pensieri che recano ansia quando non si riesce a dormire vuol dire che siano quei pensieri ad essere di per sé problematici.
Che cosa significa questo? Che, per esempio, alla base c’è probabilmente una mancanza di strategie adeguate a fronteggiare situazioni di stress contingenti, oppure che agisce qualche tormento più profondo, non ben identificato, che in alcuni periodi in particolare si incontra con preoccupazioni momentanee, costringendo ad uno stato protratto di tensione che intralcia anche il sonno.
Se le cose stanno effettivamente così, il modo migliore per risolvere il proprio disagio non è quello di limitarsi a garantirsi le condizioni esterne ideali ma quello di indagare ciò che l’ha determinato. Per questo, un adeguato percorso psicologico di approfondimento e di autoconsapevolezza è sicuramente la via più consigliabile.

Per un maggiore approfondimento sull’argomento si rimanda all’articolo “Il sonno e i disturbi del sonno“.